Tuesday, August 12, 2008

slide e programmi formazione

SCUOLA DI FORMAZIONE PERMANENTE



CORSO DI EDUCAZIONE SANITARIA

Due serate al mese - dalle ore 20.30 alle ore 22.30 -

(1° e 3° venerdì del mese) da ottobre a marzo, a piccoli gruppi (12- 20). Con la messa a punto delle conoscenze dei partecipanti, breve relazione animata da schede, slide, videoproiezioni, documenti,dispense;

Approfondimenti e studio personale a casa su testi e dispense.

Programma I° anno:

· Apparato circolatorio - Dr. Giuseppe Visonà

· Apparato scheletrico - Dr. Vittorio Fantuz

· Apparato motorio - Dr. Giovanna Stefani

· Apparato respiratorio- Dr. Giorgio Castegnaro

· Embriologia - Dr. Roberto Gallo

· Igiene - Giovanni Caldonazzo

Segreteria

amministrativa:

Lorenzo Palmiero, via Sarpi 1 telef. 0444-401317

Iscrizioni: dal lunedì al venerdì

orario dalle 8 alle 12 - dalle 15 alle 19 .

Costo per il corso 30 €. Sarà rilasciato un diploma di frequenza.



CORSO DI ANIMAZIONE SOCIALE

Due serate al mese - dalle ore 20.30 alle ore 22.30 -

(2° e 4° venerdì del mese) da ottobre a marzo, a piccoli gruppi (12- 20).

Programma I° anno

Una nuova cultura dell’attenzione

Dipartimento sociale

Tossicodipendenze

Tossicodipendenze

Anziani: nuovi approcci culturali

Anziani : attività e servizi

Handicap: evoluzione culturale

Handicap : iniziative e servizi

Immigrazione: popoli in movimento

Immigrazione: risorsa o problema?

Nuove povertà e nuove necessità

Terzo settore

Segreteria

amministrativa:

Lorenzo Palmiero, via Sarpi 1 telef. 0444-401317

Iscrizioni: dal lunedì al venerdì

orario dalle 8 alle 12 - dalle 15 alle 19 .

Costo per il corso 30 € . Sarà rilasciato diploma di frequenza.



CORSO DI ECONOMIA DOMESTICA

Due serate al mese - dalle ore 20.30 alle ore 10.30 -

(1° e 3° giovedì del mese) da ottobre a marzo, a piccoli gruppi (12- 20).

Fanno parte di questa disciplina approfondimenti in materia di:

Igiene (disinfezione, sterilizzazione, farmaci….)

Alimentazione

Archivio familiare (documenti e bollette..)

Sicurezza ambientale ( incidenti domestici,..)

Condizioni abitative e manutenzione

Merceologia ed acquisti (acqua minerale, prodotti,..)

Relazioni familiari e tv

Nozioni di puericultura, pedagogia,

Vicinato e comunità (partecipazione, solidarietà, .)

Hobby in famiglia (riparazioni, giardinaggio,.. )

servizi di sostegno

modelli alternativi di economia domestica

Segreteria

amministrativa:

Lorenzo Palmiero, via Sarpi 1 telef. 0444-401317

Iscrizioni: dal lunedì al venerdì

orario dalle 8 alle 12 - dalle 15 alle 19 .

Costo per il corso 30 €. Sarà rilasciato diploma di frequenza




CORSO DI EDUCAZIONE AMBIENTALE

Due serate al mese - dalle ore 20.30 alle ore 10.30 -

(2° e 4° giovedì del mese) da ottobre a marzo, a piccoli gruppi (12- 20).

Fanno parte di questa disciplina incontri per tema in materia di:

Storia locale

Storia locale

Viabilità e trasporti

Conservazione beni ambientali

Aggregazione sociale: norme e regolamenti

Inquinamento e servizi

Inquinamento e servizi

Conoscere la pubblica amministrazione

Conoscere la pubblica amministrazione

Attività produttive: sicurezza nel lavoro

Attività produttive:Come aprire una attività

Segreteria amministrativa:

Lorenzo Palmiero, via Sarpi 1 telef. 0444-401317

Iscrizioni: dal lunedì al venerdì

orario dalle 8 alle 12 - dalle 15 alle 19 .

Costo per il corso 30 €. Sarà rilasciato un diploma di frequenza

scuola di formazione permanente

SCUOLA DI FORMAZIONE PERMANENTE

“IL PIACERE D’ IMPARARE”


Brendola 2008

Testi e grafica a cura di Visonà dr. Giuseppe

COOPERATIVA SOCIALE ‘ 81 ASSISTENZA


ASSOCIAZIONE LABORATORIO BRENDOLA

BIBLIOTECA COMUNALE DI BRENDOLA



COSTITUISCONO




UNA SCUOLA DI FORMAZIONE PERMANENTE

“IL PIACERE D’ IMPARARE”


BRENDOLA ANNO 2008

UN SISTEMA DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE PERMANENTE

Nel contesto europeo in questi ultimi anni l’istruzione e la formazione permanente, da settore marginale del sistema formativo, hanno assunto un’importanza cruciale, sia nei documenti politico-programmatici e nell’elaborazione di strumenti normativi, che nella progettazione e gestione di un’offerta formativa di tipo nuovo, diversificata, quantitativamente e qualitativamente in crescita.

L’elaborazione culturale in materia di education e le strategie educative perseguite dalle istituzioni attribuiscono sempre più un valore centrale al capitale umano, nella consapevolezza che l’istruzione e la formazione contribuiscono significativamente ad assicurare agli individui una crescita personale e professionale, mediante la concezione della formazione come processo che interessa le persone durante l’intero corso della loro vita.

I fattori che hanno accelerato, in questi ultimi decenni, la dinamica di tale processo sono essenzialmente di tre tipi:

- la possibilità che le nuove tecnologie dell’informazione e dell’istruzione offrono per una diffusione generalizzata e capillare dell’informazione e del sapere;

- le dinamiche tecnico-organizzative del sistema produttivo d’impresa che accelerano l’obsolescenza delle informazioni acquisite nella fase della formazione di pre-inserimento e comportano la necessità di periodici e ricorrenti aggiornamenti delle conoscenze e capacità professionali, con una crescita esponenziale della domanda di formazione in età adulta;

- la maturazione della concezione dell’istruzione e della formazione come risposta positiva ai rischi di disagio, esclusione ed emarginazione che toccano in particolare determinate fasce sociali.

Questi tre fattori, insieme ad altri di recente rilevanza (si pensi, ad esempio, agli effetti delle dinamiche demografiche), sono alla base anche del riorientamento dei sistemi istituzionali di istruzione e formazione, in almeno due direzioni:

- sul versante dell’istruzione scolastica si manifesta quasi ovunque la tendenza a passare da una filosofia dell’istruzione quale “fonte di conoscenza”, ad un’altra quale fonte di “apprendimento ad apprendere”;

- sul versante della formazione più specificamente professionalizzante, si tende alla creazione di processi sistematici di specifica formazione continua, con l’individuazione delle necessarie strumentazioni sia organizzative che finanziarie.

Nel contesto di una strategia complessiva di valorizzazione delle risorse umane, si può quindi considerare la formazione lungo tutto il corso della vita essenzialmente come una filosofia dell’istruzione–formazione che tende a rispondere positivamente alla necessità di dare, o ridare, all’uomo una posizione centrale nella vita economica, sociale e anche politica, in senso ampio, vale a dire una formazione quale condizione per una piena e consapevole espressione dei diritti di cittadinanza.

La formazione permanente, pertanto, si può ricondurre a tre esigenze - imperativi:

- un bisogno individuale di accesso permanente all’informazione ed al sapere (dimensione culturale);

- una necessità economica di aggiornamento costante della professionalità a tutti i livelli, nell’interesse sia delle imprese che dei lavoratori (dimensione economica);

- un’esigenza sociale di risposta positiva ai rischi di esclusione, disagio ed emarginazione (dimensione sociale).

La società moderna, infatti, si configura sempre più come una società del sapere e della conoscenza. L’individuo conta e si fa valere soprattutto per quello che sa: al di sotto di una soglia minima di informazioni e di conoscenze il soggetto rischia di entrare in una situazione di esclusione ed emarginazione.

Con riferimento alla dimensione individuale e a quella sociale del fenomeno, l’aspirazione dell’individuo all’informazione ed al sapere ed il ricorso alla formazione quale antidoto all’esclusione sociale sono esigenze permanenti, e come tali vanno soddisfatte. L’istruzione e la formazione costituiscono infatti, com’è ampiamente condiviso, dei valori base per la società in termini di equità, giustizia, parità di opportunità, responsabilità e partecipazione sociale. Le aspirazioni delle persone ad una piena e qualificata “cittadinanza”, le esigenze permanenti di qualità del capitale umano delle imprese, la tutela occupazionale e professionale dei lavoratori, la realizzazione di un pieno e completo

sviluppo personale degli individui anche nella fase di vita successiva a quella del lavoro rappresentano l’insieme delle ragioni che hanno spinto i governi di vari Paesi a rivalutare il ruolo chiave svolto dai sistemi di istruzione e formazione per assicurare una crescita personale e professionale mediante una politica di formazione permanente, che accompagni gli individui durante tutta la loro vita. Tale tendenza ha coinciso ed è stata alimentata da una serie di trasformazioni socio-economiche e più largamente “culturali” che hanno investito un po’ tutti gli Stati europei, seppure con forme e tempi differenti a seconda delle peculiarità territoriali dei singoli contesti nazionali. Tra questi recenti fenomeni l’accelerazione delle innovazioni scientifiche e tecnologiche, la mondializzazione/internazionalizzazione delle economie, il processo di globalizzazione, così come l’allagamento delle frontiere, i nuovi flussi migratori, l’espansione dei mezzi di comunicazione di massa e l’affermazione della società dell’informazione prima e della conoscenza poi comportano un ripensamento del sistema formativo verso una sua caratterizzazione sempre più estensiva e policentrica . Nel mutato quadro economico e sociale degli ultimi anni, infatti, si è venuta a configurare una nuova fase storico-culturale in cui l’accesso alla cultura, diventato necessità ineludibile per chiunque, richiede forme di conoscenza idonee a gestire la complessità caratterizzante il mondo contemporaneo. Anche definita come nuova era del “sapere” o della “conoscenza” (learning society, societé cognitive), tale fase ha dato rilievo crescente a un’idea di formazione pensata come processo di apprendimento per tutto il corso dellavita (lifelong learning), volto a rispondere ai bisogni, anch’essi permanenti, dell’individuo.

Negli ultimi due decenni si è assistito a numerose trasformazioni che, per la loro intensità, velocità e capacità pervasiva hanno portato la società contemporanea a configurarsi sempre più come società della conoscenza; è all'interno di tale contesto, all'insegna del cambiamento continuo, delle discontinuità e delle nuove opportunità, che l'apprendimento durante l'intero corso di vita è divenuto priorità fondamentale nell'agenda politica di molti Paesi e di organismi internazionali quali l'Unione Europea. E’ infatti possibile rintracciare, nelle politiche europee sviluppatesi in questi ultimi anni, la volontà di pervenire all'adozione di una strategia globale finalizzata a facilitare la transizione dei vari Stati membri dell’Unione verso un'economia e una società fondate sulla conoscenza attraverso lo sviluppo dei diversi sistemi nazionali di istruzione e formazione permanente.

A tal fine la Commissione europea, in particolare, si è impegnata nel creare una forte cooperazione comunitaria volta a garantire la partecipazione sociale di tutti i cittadini, mediante la realizzazione di pari opportunità di crescita e sviluppo personale e professionale per tutti, in un’ottica di equità e giustizia sociale. Le caratteristiche salienti di questa svolta epocale sono indicate chiaramente nel Libro Bianco Insegnare ad apprendere: verso la società conoscitiva ( Commissione Europea, Insegnare e apprendere verso la società conoscitiva, Lussemburgo , 1996). Inoltre, l’idea di un processo di apprendimento continuo lungo tutto il percorso esistenziale dell’individuo non ha solo contribuito ad incrinare la classica suddivisione tra le diverse fasi della vita in cui l’apprendimento può avere luogo (dall’infanzia, all’adolescenza, fino ad arrivare all’adultità ed alla senilità); ma ha anche avuto come duplice effetto, da un lato, il superamento di una concezione tradizionale della scuola vista quale unica agenzia educativa, luogo del “sapere” per eccellenza, dall’altro, l’abbandono di una suddivisione alquanto rigida tra percorsi “generalisti” di base e percorsi “professionali”, che costituiva il “vizio” di fondo di molti sistemi nazionali. Il nuovo impianto teorico e programmatico dell’educazione permanente, infatti, richiedeva una trasformazione radicale non solo dei modelli pedagogico-didattici tradizionali, ma anche delle modalità organizzative e di integrazione dei diversi sistemi formativi.

Come viene sostenuto nel Primo rapporto nazionale Cede su L’educazione nell’età adulta( Cfr. V. Gallina e M. Lichtner, L’educazione in età adulta. Primo rapporto nazionale Cede, Franco Angeli, Milano, 1996.) , in passato l’ambito della formazione orientata al lavoro, in tutte le sue varianti (qualificazione, riqualificazione, aggiornamento professionale, specializzazione) e quello della formazione generale in età adulta si sono a lungo ignorati, come due settori non comunicanti, uno volto a rispondere alle esigenze dell’impresa, “all’imperativo della produttività”, l’altro “disinteressato”, orientato allo sviluppo personale, all’impegno civico, all’esercizio della solidarietà.

Con il tempo, però, in molti Paesi europei le lotte politico-sindacali dei lavoratori (si pensi alla battaglia dei metalmeccanici italiani per le 150 ore) hanno contribuito al passaggio da una “visione prevalentemente compensatoria dell’educazione degli adulti, schiacciata sul recupero scolastico…ad un diffondersi di iniziative non formali, volte all’acquisizione di conoscenze generali, nell’ambito delle associazioni, per la partecipazione, la cittadinanza, lo sviluppo personale”. La straordinaria diffusione delle Università popolari, delle Università della terza età o dell’età libera, l’offerta di formazione permanente promossa nel terzo settore, sia nell’ambito del volontariato sociale, sia in quello culturalericreativo, così come la continua espansione della cooperazione sociale, dell’attività dei centri culturali delle donne e di tutta l’offerta formativa erogata dagli Enti locali, hanno dimostrato la volontà di partecipare ad attività educative funzionali all’arricchimento personale, ma non del tutto svincolate da un legame con il mondo del lavoro. L’istruzione e la formazione permanente non costituiscono, come si è sottolineato, soltanto il presupposto per la realizzazione di una società della conoscenza democratica - in cui tutti i soggetti abbiano le stesse opportunità per tutta la durata e in ogni aspetto della propria vita professionale e personale – ma anche una modalità per favorire l’occupabilità dei cittadini.

In proposito è auspicabile un coinvolgimento sempre maggiore nell’apprendimento permanente soprattutto degli individui con bassi livelli di istruzione e formazione in quanto, secondo i dati riportati nella Comunicazione della Commissione europea per la realizzazione di uno spazio europeo dell’apprendimento permanente, quasi 150 milioni di persone nell’Unione europea sono prive di un livello di istruzione di base e, come tali, sono fortemente esposte al rischio di emarginazione. Le conseguenze di un mondo in rapida e costante trasformazione, infatti, come Lengrand spiegava nella sua Introduzione all’educazione permanente del 1970( Cfr. P. Lengrand, Introduction à l’éducation permanente, Unesco, Paris, 1970.) , non comportano solo un’obsolescenza veloce del “saper fare” in campo professionale, soprattutto di quello tecnico-scientifico, ma anche del “sapere fare” e “saper essere” in campo più genericamente umano e sociale.

E’ così che l’idea di una “società educativa” in cui si possa assistere ad una progressiva democratizzazione e globalizzazione della domanda di conoscenza, per quanto ancora “utopica” (a fronte ad esempio del persistere di grosse sacche di emarginazione sociale), fa da sfondo ad una visione

dell’educazione intesa quale attività di apprendimento che accompagna l’individuo per l’intero corso della vita, mettendolo nella condizione non solo di sviluppare e aggiornare di continuo il suo “saper fare” professionale, ma anche di far emergere in ciascuno la capacità di “imparare ad imparare”.

L’apprendimento permanente, come ribadiscono i diversi documenti comunitari, è volto prioritariamente a rimuovere gli ostacoli che impediscono alle persone di accedere alla formazione e al mercato del lavoro o ne rendono difficoltosa la carriera, in un’ottica più generale di lotta all’esclusione sociale e alla disuguaglianza. L’obiettivo è di facilitare l’accesso di tutti gli individui, di ogni età, alla formazione, all’esercizio dei diritti di cittadinanza attiva ed al mercato del lavoro, mediante l’acquisizione e l’aggiornamento delle conoscenze, competenze e capacità necessarie per partecipare attivamente alla nuova società della conoscenza, caratterizzata da profondi cambiamenti economici, tecnologici e sociali.

L’apprendimento lungo l’intero corso di vita, oltre all’acquisizione delle competenze necessarie per lo svolgimento dell’attività professionale, contribuisce più in generale alla crescita e allo sviluppo della persona, intesa in tutti i suoi risvolti ed aspirazioni individuali e rappresenta un fattore determinante per favorire la competitività e la crescita economica, nonché la coesione sociale.

SCUOLA DI FORMAZIONE PERMANENTE

“Il piacere di imparare”

La scuola come sistema diffuso sul territorio si configura come un’interfaccia, come strumento di formazione, sollecitazione, verifica delle necessità e dei problemi tra i cittadini e le istituzioni. La formazione si colloca come snodo, all’interno di intrecci decisivi nella teoria e nella pratica sociale e politica, come elemento della dinamica di crescita e sviluppo personale e comunitario. L’identità e la funzionalità della scuola di formazione permanente sono date da un insieme complesso che va dai programmi, dagli orari, dalla continuità, dalle eventuali norme di valutazione e riconoscimento, dalla gestione culturale e didattica, dagli atteggiamenti ed aspettative dei partecipanti. La scuola si colloca in ogni caso in una società civile come servizio, come offerta e fruizione per la realizzazione di una base culturale condivisibile e da condividere nella gestione personale, comunitaria e territoriale della vita.

Si può parlare di sistema solo se l’esperienza si realizza in un’area territoriale ampia e riesce ad interessare una massa critica di persone e Comuni; si può parlare di sistema solo se la gestione è uniforme e i modelli applicativi si integrano in un ambito assai vasto. Una scuola del genere può interessare quanti credono che solo la crescita culturale collettiva sia presupposto a cambiamenti e miglioramenti sociali reali nel gioco di forze che regolano la comunità locale e nazionale. Le esperienze precedenti di scuole di varia natura ed orientamento hanno incontrato difficoltà ed ostacoli notevoli perché la gestione della mente si traduce in atteggiamenti e scelte non sempre ben controllabili e guidabili da chi governa le amministrazioni e lo stato. Solo in ambito religioso e nelle scuole confessionali l’appoggio ed i riconoscimenti si sono realizzati senza eccessive contrarietà, quale eredità di una antica e consolidata gestione della formazione. La società civile deve sostenere con ogni mezzo il servizio scolastico pubblico come base ed elemento fondamentale della qualità della vita. Nello stesso tempo chi crede che la crescita culturale sia lo strumento di una nuova civiltà deve integrare con proprie iniziative l’esistente senza delegare a nessuno spazi formativi essenziali per una visione del mondo integrale, condivisibile e paritaria. La cultura continua ad essere potere e come tale deve aumentare il numero degli aventi diritto per sviluppare giustizia, equità e benessere.

Direzione

composta

· da un referente della Cooperativa Sociale ’81 Assistenza

· da un referente dell’Associazione Laboratorio Brendola

· da un referente della Biblioteca Comunale

· dall’assessore alla cultura dell’Amministrazione Comunale

ha compiti di

reperire gli spazi necessari

stabilire gli orari delle lezioni

favorire la partecipazione

mantenere la più ampia rete di collegamenti

controllare la qualità della formazione

stendere i regolamenti (durata, modalità di iscrizione,)

promuovere il coordinamento del corpo insegnante

adottare libri, dispense e materiale didattico

gestire ed amministrare tutto il sistema

attuare un piano editoriale

certificare la partecipazione e l’adesione

realizzare i programmi, materie di insegnamento:

(sanità, volontariato, anziani, minori, handicap, storia, economia e risorse locali, arti e mestieri,..)

stilare proposte e suggerimenti integrativi dei programmi

SCUOLA DI FORMAZIONE PERMANENTE

“Il piacere di imparare”

DIDATTICA A BASE DI PROBLEMI – DBP

è un metodo didattico innovativo adottato in molti atenei esteri, tra cui Maastricht.

Qui uno dei pionieri è stato Jack Birner, oggi responsabile della ricerca "Innovazione nella didattica" presso il Laboratorio di scienze cognitive di Rovereto. Quest'anno DBP verrà introdotta in via sperimentale all'Università di Trento. Troppo spesso la scuola e l'università sono fonti di frustrazione anziché di stimolo al piacere di imparare di cui ogni essere umano è naturalmente dotato. Un bravo insegnante non cerca di motivare lo studente imponendo la propria autorità, bensì facendogli scoprire il perché delle cose. Dunque, per elevare la qualità della didattica bisogna migliorare la formazione dei docenti? Certo! Dopo 30 anni si può quindi affermare che con DBP si ottengono risultati migliori che con il tradizionale metodo di insegnamento. In Olanda la sua validità è riconosciuta dal mercato del lavoro e dagli studenti stessi che, per il quarto anno consecutivo, hanno giudicato il dipartimento di economia dell'Università di Maastricht come il migliore dell'Olanda. A Trento DBP verrà sperimentata inizialmente nel corso di Organizzazione e gestione delle risorse umane della Facoltà di Economia, ma è già allo studio la possibilità di estenderne l'applicazione ad altre facoltà.

Ma questo non è tutto. È anche necessario curare l'ambiente dell'apprendimento.

È questo il punto di partenza della didattica a base di problemi (DBP). Invece della tradizionale comunicazione a senso unico, dal docente attivo agli studenti che ascoltano in maniera passiva, questo metodo propone una interazione attiva tra i partecipanti mentre al docente spetta il ruolo più modesto di monitorare il processo d'apprendimento. Il libro di testo perde gran parte del proprio valore e i limiti disciplinari recedono: il corso si basa infatti su problemi, formulati, analizzati e risolti dai partecipanti stessi.

Questi si incontrano due volte al mese in gruppi di circa 12-20 persone, tra le quali eleggono un presidente che diventa responsabile dell'agenda e dell'andamento della sessione. I partecipanti si presentano senza una preparazione specifica poiché uno degli scopi del metodo è la mobilitazione di conoscenze preesistenti. Durante la seduta segue un breve testo (chiamato quesito) composto dal docente e distribuito all'inizio del corso.

Il lavoro prosegue con una procedura che si può suddividere in sette fasi.

1. Dopo l'eventuale chiarificazione di parole i partecipanti

2. passano all'individuazione del problema o dei problemi

3. La terza fase, che può essere paragonata all'elemento della variazione in un processo evoluzionistico, consiste nel trovare, mediante un'attività di discussione, un numero massimo di soluzioni possibili.

4. Per non ostacolare la creatività durante l'analisi di queste soluzioni, la selezione avviene separatamente tra docente e partecipanti. L'analisi del problema si conclude con la creazione di una lista di conoscenze necessarie e confrontate con quelle presenti nel gruppo per risolverlo

5. Individuare le differenze tra questi due insiemi fa parte della fase successiva, la formulazione degli obiettivi di apprendimento

6. ovvero i compiti che i partecipanti si autoimpongono: le conoscenze mancanti vengono cercate a casa, in biblioteca o nello studio di un eventuale esperto.

7. La riunione si conclude con una valutazione critica della procedura. All'inizio dell'incontro successivo le conoscenze acquisite vengono sperimentate, verificando se queste riescono a risolvere il problema.

In caso positivo si passa al quesito successivo; in caso contrario si può ricominciare l'analisi o proseguire lasciando il problema irrisolto. Godendo di ampia autonomia e disponendo di tempi limitati, i partecipanti devono imparare a organizzare in modo efficace la procedura di “soluzione del problema, mentre il compito del tutor consiste nel seguirli controllando che non si allontanino troppo dall'indirizzo del corso.

DBP è dunque un metodo anti-autoritario basato sull'idea che l'apprendimento è un processo sociale (ovviamente esiste l'obbligo di frequentare) e attivo, in cui prova ed errore (e quindi commettere errori) fanno parte integrante dell'apprendimento. Esso stimola l'autonomia e la motivazione dei partecipanti e favorisce l'imparare ad imparare; è inoltre stato scoperto che le conoscenze ottenute con DBP vengono conservate più a lungo di quelle acquisite con altri sistemi. Il metodo è stato sviluppato esplicitamente anche per aumentare le abilità nell'applicazione delle conoscenze, nell'interazione sociale (capacità di collaborare e comunicare con altri) e le abilità (auto)organizzative. Nella didattica la mimica e la gestualità che accompagnano le parole sono fondamentali, ma lo sono anche il flusso verbale, il volume e il ritmo della voce, le pose e gli atteggiamenti corporei. Un buon comunicatore non è tanto un buon oratore quanto un bravo ascoltatore. L’optimum è saper ascoltare, assumendo un atteggiamento empatico, e saper usare la comunicazione non verbale affiancandola a un efficace comunicazione orale e paraverbale. Ma questo implica una padronanza delle tecniche di ascolto, della sincronizzazione e della retorica. In ogni caso il concetto guida potrebbe riassumersi in “la persona che conosce insegna alla persona che non conosce”, una trasmissione di saperi ed esperienze tra concittadini.

IMPEGNO

Lo studio autodidattico della scuola di formazione permanente richiede un impegno giornaliero di ca. 1 ≠ 2 ore e complessivamente si tratta di 500 ore di studio annue per i quattro corsi in programma.

Lo studio autodidattico in un’epoca ≥satura≤ è poco di moda. Richiede tempo, pazienza con se stesso e disciplina. Ma è ideale per chi non può permettersi spostamenti e tempi vincolanti presso sedi fuori paese dovendo lavorare.

L’impegno in termini di tempo per lo studio può variare notevolmente da partecipante a partecipante, non tanto secondo la capacità di apprendimento quanto secondo l’organizzazione del lavoro e le pretese di ognuno in merito all’approfondimento dello studio. Ogni corso è strutturato in incontri bimensili per un totale di 12 momenti formativi. Ogni blocco od incontro è completo per cui si possono anche avere dei vuoti recuperabili senza compromettere il proseguimento della formazione.

I corsi previsti per il triennio sono

· Educazione sanitaria (1° e 3° venerdì ore 20.30)

· Animazione sociale (2° e 4° venerdì ore 20.30)

· Economia familiare (1° e 3° giovedì ore 20.30)

· Educazione ambientale (2° e 4°giovedì re 20.30)

Libri, dispense, lucidi, saranno indicati e distribuiti ai partecipanti

Sede degli incontri è il centro sociosanitario per i corsi sociosanitari

Sede degli incontri di economia familiare e di educazione ambientale è il centro sociale.

Segreteria amministrativa:

Lorenzo Palmiero, via Sarpi 1 telef. 0444-401317

Iscrizioni: dal lunedì al venerdì orario dalle 8 alle 12 - dalle 15 alle 19

Costo per ogni corso 30 €

Ogni partecipante può scegliere un proprio piano di studio fra le varie proposte e alla fine di ogni corso sarà rilasciato un diploma di frequenza.














Wednesday, February 15, 2006

ASSOCIAZIONI E GRUPPI

BRENDOLA

24 FEBBRAIO 2004

NASCE

IL CONSIGLIO DELLE ASSOCIAZIONI E DEI GRUPPI



Nella sala del centro sociale di Brendola su invito del dr Giuseppe Visonà sono presenti

LE SEGUENTI ASSOCIAZIONI E COMITATI DI BRENDOLA

ASSOCIAZIONE ARTIGIANI

C/o Zerbato Ezio, Via Cavecchie n. 22 36040 Brendola

tel. 0444/601127

ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI

C/o Castegnaro Mario, Via B. Croce 41 36040 Brendola

tel. 0444/401454

ASSOCIAZIONE GENIERI E TRASMETTITORI D’ITALIA

C/o Graser Mario, Via Revese 44 36040 Brendola

tel. 0444/400088

ASSOCIAZIONE NAZIONALE LIBERA CACCIA

C/o Cracco Antonio, Via Santa Bertilla 51 36040 Brendola

tel. 0444/400606

ASSOCIAZIONE NAZIONALE PARTIGIANI

C/o Marello Renato, Via S. D’Acquisto 8 36040 Brendola

tel. 0444/601477

CHARITAS PARROCCHIALE

C/o Fidenzi Annamaria 36040 Brendola

tel. 0444/

CLUB ALCOLISTI

A.C.A.T. (Club Armonia) – c/o Orielli

A.C.A.T. (Club Speranza) – c/o Balin Otello

Piazza Del Donatore 36040 Brendola

tel. 0444/400470

COMITATO DI GESTIONE DELLA BIBLIOTECA CIVICA

C/o Luzzi Paola, Via Madonna dei Prati n. 5 36040 Brendola

tel. 393/3339904

COMITATO “SAN VALENTINO”

C/o Acco Mario, Via Monterosso 16 36040 Brendola

tel. 0444/409189

CONSIGLIO PASTORALE “MADONNA DEI PRATI”

C/o Brunello Giuseppe, Via Mascagni 53 36040 Brendola

tel. 0444/601006

CONSIGLIO PASTORALE “SAN MICHELE”

C/o Girardi Ruggero Via Baracca 36040 Brendola

Tel. 0444/

CORO ALPINO BRENDOLA

C/o Ghiotto Vittorio, Via F. Baracca n. 2/A 36040 Brendola

tel. 0444/400295

FEDERCACCIA

C/o Castegnero Giuseppe, Via Piave 42 36040 Brendola

tel. 0444/601402

GRUPPO AIDO

C/o Bertoldo Franca, Via Campanella 6 36040 Brendola

tel. 0444/400890

GRUPPO ALPINI BRENDOLA (A.N.A.)

C/o Bisognin Stefano, Via Piave 64 36040 Brendola

tel. 0444/400372

GRUPPO ALPINI VO’ (A.N.A.)

C/o Lovato Giancarlo Via Palladio 36040 Brendola

tel. 0444/

GRUPPO ARCHEOLOGICO BRENDOLA

C/o Zimello Igino, Via Roma 19 36040 Brendola

tel. 0444/400840

GRUPPO DONATORI SANGUE

C/o De Cao Carlo, Via Orna n. 54 36040 Brendola

E-mail presso SATTIN CARLA tel. 0444/601215

GRUPPO PROTEZIONE CIVILE “ORSA MAGGIORE”

C/o Lovato Renzo, Via San Valentino n. 24 36040 Brendola

tel. 0444/601304 – 347/6506278

GRUPPO SPORTIVO VO’

Parrocchia S. Stefano, Via Carbonara 30 36040 Brendola

tel. 348/7980105

I.O.D. IERI OGGI DOMANI (Insieme per il futuro)

C/o Canale Domenico, Altavilla Vicentina Via Genova 10/e

tel 0444/574872 cell 348-3135991

“LABORATORIO BRENDOLA”

C/o Visonà Giuseppe, Via Goia 7 36040 Brendola

tel. 0444/601928 0444/400187

FONDAZIONE P. MASSIGNAN –DOPO DI NOI – ONLUS

C/o Visonà Giuseppe Sede: Via Madonnetta 62 36041 Alte di Montecchio Maggiore tel. 0444/492415

POLISPORTIVA BRENDOLA

C/o Cicolin Giulio, Via L. Da Vinci 8 36075 Montecchio Maggiore tel. 0444/694765

Segreteria (Muraro Ornella, Via E. Fermi 15 tel. 0444/400009)

PRO LOCO DI BRENDOLA

Marzari Mauro, Via A. Dante 86 36040 Brendola

tel. 0444/400635

SALA DELLA COMUNITA’ DI VO’

C/o De Guio Carlo, Via C. Colombo 1 36040 Brendola

tel. 0444/409197 0444/401132

IL GABBIANO

COOPERATIVA SOCIALE S.C.A.R.L.

Via Meucci 18

36040 Brendola

Dopo ampia e prolungata discussione, sentito il parere di tutti i presenti, analizzate le varie ipotesi e soluzioni organizzative di cui abbisognano le associazioni ed i gruppi di volontariato, i presidenti a nome personale e delle loro associazioni e dei gruppi deliberano all’unanimità di costituire ufficialmente, con sede presso la sala consiliare del Comune di Brendola in piazza Marconi , il primo

CONSIGLIO

DELLE ASSOCIAZIONI E DEI GRUPPI DI VOLONTARIATO

Ed approvano e sottoscrivono lo statuto sociale allegato, operativo dalla data odierna, consegnato in copia conforme ad ogni aderente.

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Brendola 24 febbraio 2005

Si procede alla votazione e risultano eletti:

PRESIDENTE: Marzari Mauro,

VICEPRESIDENTI: De Guio Carlo e Visonà Giuseppe

SEGRETARI: Iloveri Lorena e Cenci Augusto

COLLEGIO DEI SAVI: Scarola Vincenzo, Sambugaro Gianni, Zimello Igino

TESORIERI: Roncari Rita e Bertoldo Franca


STATUTO

TITOLO I

DENOMINAZIONE - DURATA

Art. 1 (Costituzione e denominazione)

E’ costituito nel Comune di Brendola il Consiglio delle Associazioni e dei Gruppi

con sede presso la sala consiliare del Municipio in Piazza Marconi.

Art. 2 (Durata)

Il Consiglio delle Associazioni e dei Gruppi ha durata fino al 31 dicembre del 2030.

TITOLO II

FINALITA’ – OGGETTO STATUTARIO

Art. 3 ( Finalità )

Il Consiglio nel rispetto dell’autonomia riconosce pari dignità ad tutte le associazione ed gruppi.Ha come finalità ed impegno la ricerca dell’interesse generale, la promozione umana, la crescita sociale, l’integrazione e la partecipazione della comunità intera mediante l’utilizzo razionale ed intelligente di tutte le risorse umane e materiali disponibili. Opera inoltre ispirandosi ai principi di mutualità e solidarietà e si propone la gestione ottimale, in modo coordinato e funzionale allo scopo statutario, di tutti i servizi ed iniziative praticati e realizzati dagli aderenti. Il Consiglio non ha fini speculativi, non può aderire a partiti e può produrre regolamenti interni che devono essere approvati con il voto favorevole del settanta per cento dei presenti.

Art. 4 ( Oggetto )

Il Consiglio ha come oggetto:

  • Sensibilizzare, promuovere, sviluppare la crescita del volontariato in forma associativa
  • Far conoscere, pubblicizzare, documentare tutte le realtà organizzate del territorio.
  • Coordinare tutte le attività ed iniziative degli aderenti nel rispetto delle autonomie operative delle singole associazioni o gruppi che devono comunicare i loro programmi
  • Collaborare con enti, istituti, organizzazioni produttive, economiche, religiose e istituzionali che possono direttamente ed indirettamente fornire risorse umane e materiali ai propri aderenti
  • Gestire eventuali servizi utili allo sviluppo, crescita ed espansione delle associazioni e dei gruppi

TITOLO III

ADERENTI

Art. 5 ( Aderenti)

Il numero degli aderenti è illimitato e possono avere titolo all’adesione tutti i gruppi, le associazioni regolarmente costituite, che abbiano eletto democraticamente un presidente o un responsabile, secondo le proprie norme e regolamenti, che devono prevedere l’esclusione di fini di lucro e speculativi. Tutte le associazioni aderenti devono operare nel campo del volontariato, della promozione sociale, della crescita culturale e dello sviluppo umano della comunità. Al Consiglio può inoltre partecipare l’assessore competente per il sociale od in sostituzione altro rappresentante dell’amministrazione, senza diritto di voto.

Art. 6 (Domanda di ammissione)

La domanda di ammissione deve essere effettuata al Consiglio attraverso richiesta scritta, da parte del responsabile o del presidente, riportante le notizie sul gruppo od associazione.

Art. 7 (Recesso)

Ogni aderente può recedere liberamente previo preavviso scritto.

Art. 8 (Esclusione)

L’esclusione può avvenire su deliberazione del Gran Consiglio sentito il parere dei “Savi”

TITOLO IV

ORGANIZZAZIONE

Art. 9 (Elementi costitutivi)

· Il Consiglio

composto dai presidenti o loro delegati di ogni gruppo riconosciuto od associazione costituita. Elegge il Presidente, i due Vicepresidenti, i due Segretari, il Collegio dei Savi, i due Tesorieri. Si riunisce su convocazione del presidente ed ogni membro aderente è obbligato alla presenza. Delibera validamente con la maggioranza dei presenti.

· Il Presidente

Deve essere eletto con la maggioranza dei presenti e dura in carica due anni. Non può ricoprire lo stesso incarico per almeno 6 anni. Ha l’obbligo di convocare il Consiglio almeno 5 volte in un anno. Ha potere di rappresentanza e di presiedere le sedute consiliari.

· Due Vicepresidenti

Devono essere eletti con la maggioranza dei presenti e durano in carica due anni. Il più anziano sostituisce il presidente in caso di assenza o delega dello stesso. Non possono ricoprire lo stesso incarico per più mandati.

· Due segretari

Eletti sempre con la maggioranza dei votanti durano in carica due anni: il più anziano con l’incarico di verbalizzare ed il più giovane con il compito di curare la corrispondenza e gli avvisi di convocazione.

· Il Collegio dei Savi

Composto da tre aderenti eletti con la maggioranza dei presenti controlla l’operato del presidente e dei vicepresidenti. Sottopone al Consiglio la richiesta di esclusione di aderenti indegni.

· Due tesorieri

Eletti dalla maggioranza dei votanti rimangono in carica due anni. Sono obbligati a tenere il registro delle spese e delle entrate, relazionare una volta all’anno sulla situazione patrimoniale.

CORO ALPINO DI BRENDOLA

Il coro Alpino di Brendola è nato nel 1990 su iniziativa del locale Gruppo Alpini .

Attualmente è diretto dal Maestro Liviero Alberto ed è composto da una trentina di coristi.

Il gruppo svolge funzione aggregante nella vita del paese e rappresenta nel suo ambito una presenza consolidata nell’ambito nazionale ed oltre.

Si propone “ AMBASCIATORE DI BRENDOLA” non trascurando il sociale, partecipando a concerti e nelle Case di Riposo.

GRUPPO ARCHEOLOGICO

Il gruppo Archeologico nasce a Brendola nel dicembre del 1987, ha lo scopo di ricercare i vari siti di tutte le epoche, in particolar modo le più antiche, con il compito di segnalarli alle autorità competenti per una eventuale ricerca approfondita e divulgarli alla comunità.

Mappare tutti i siti esistenti.

Collaborare manualmente agli eventuali scavi da eseguire sotto la direzione e sorveglianza della Sovrintendenza.

Sistemare i reperti più significativi nel nostro museo sito presso Villa Piovene (sala consigliare ).

Promuovere incontri con le scolaresche e con la comunità

LABORATORIO BRENDOLA

L’ Associazione LABORATORIO BRENDOLA, costituitasi ufficialmente e legalmente in data 13 ottobre 1997, ha sede in Brendola. E’un gruppo laico, apartitico ed apolitico senza scopo di luco.

Svolge e promuove attività di ricerca, discussione, studio, informazione e formazione sulla realtà Brendolana.

In questi anni l’Associazione si è impegnata a promuovere e valorizzare attraverso alcune pubblicazioni il territorio, il patrimonio e la storia di Brendola.

Ha inoltre dato vita ad un “ PREMIO LABORATORIO BRENDOLA”, annuale, volto a dare riconoscimento e lustro a persone che, con impegno ed entusiasmo, hanno contribuito a far conoscere ed apprezzare il paese e la comunità.

Pubblicazioni a cura del Laboratorio Brendola:

- L’asilo di Brendola in villa Piovene (Publigrafica editrice, 1998)

- La Chiesetta Revese nella storia vicentina e brendolano (Publigrafica editrice, 1998)

- Brendola: Itinerari turistici tra Storia-Arte-Religione-Natura (Publigrafica editrice, 1999)

- VO’: Un borgo, un fiume, una comunità (Publigrafica editrice, 2000)

- Mestieri e consuetudini di un recente passato (Publigrafica editrice, 2001)

- Frammenti di civiltà: la casa rurale (Publigrafica editrice, 2002)

- L’acqua: Conquista vitale di una comunità (Centro Studi Berici, 2003)

GRUPPO FIDAS BRENDOLA

Il gruppo FIDAS nasce nel 1971 con lo scopo di promuovere la salute ed aiutare i malati attraverso il dono del sangue.

Con sede in Piazzetta del Donatore ad oggi ha 490 donatori attivi, durante l'anno l’opera di sensibilizzazione la si può incontrare durante le varie manifestazioni con la disponibilità e l'informazione dei volontari.

COMITATO SAGRA MADONNA DEI PRATI

La parrocchia Madonna dei Prati di Brendola ha per patrona la “ Madonna del Carmine “che ogni anno viene festeggiata la terza domenica di luglio.

L’ ex parroco don Mario Dalla Via, studioso e storico, riferisce che questa festa appare nei documenti del 1600.

Persone volenterose, insieme ai parroci che si sono succeduti hanno contribuito a tener viva la “devozione “ alla Madonna per oltre quattro secoli.

Tutti gli anni alla “terza “ di luglio è sempre stata constatata l’affluenza di una immensa folla che oltre ad onorare la Madonna del Carmine ha partecipato alle

manifestazioni conviviali e danzanti programmate. Il ricavato della manifestazione sopperisce alle spese della parrocchia.

ACCADEMIA ARTISTICA PAPPAMONDO

La compagnia teatrale è formata da attori provenienti da esperienze teatrali diverse. E’ registrata alla FITA di Vicenza sez. Veneto dal 2003. Ottiene più volte il patrocinio della Regione Veneto per la qualità degli spettacoli e per il supporto culturale del prodotto teatrale. Con la ricerca si è perfezionato lo stile teatrale per intraprendere un modo particolare di fare teatro. L’Accademia Artistica Mappamondo tiene laboratori di teatro e di lettura espressiva per le scuole e corsi per adulti ed insegnanti, con ottimi risultati di avvicinamento al teatro.

ACCADEMIA ARTISTICA PAPPAMONDO

Via Cantarella 49

36040 Brendola (Vicenza)

cell. 347/ 5405576

ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMBATTENTI E REDUCI

L' Associazione Combattenti e Reduci nacque dopo la prima guerra mondiale con il ritorno a casa di migliaia di reduci dalla Grande Guerra. Tutti i vari comitati, a livello nazionale, affluirono nell’Associazione Nazionale. Da ricordare che il monumento in Piazza della Vittoria dove sono riportati i nomi dei caduti di Brendola venne edificato per opera dell’allora Amministrazione Comunale ma soprattutto dei reduci. Illustri nomi da ricordare sono: ten. Ferruccio Marzari, gen. Pasti che ora riposa presso il nostro cimitero.

Ora l'Associazione è erede delle patrie glorie, custode delle rimembranze organizzando le giornate in ricordo della liberazione e della fine della seconda guerra mondiale e tutte le cerimonie patriottiche.

A.N.L.C. (Associazione Nazionale Libera Caccia)

Il Circolo A.N.L.C. Sez. di Brendola si è costituito nell’anno 1980, con lo scopo di coinvolgere in varie manifestazioni i propri soci durante il periodo in cui il calendario venatorio ferma lo svago di ogni libero cacciatore. Da ricordare che tutti i soci partecipano attivamente alle attività organizzate dall’Amm.ne Comunale e dalle Associazioni di Brendola

GRUPPO ALPINI SAN VITO

Tre alpini furono gli storici fondatori del gruppo Alpini San Vito che sentirono l’esigenza di un gruppo di volontariato, ancor oggi numeroso, che si occupasse delle problematiche di tipo ambientale nel territorio di San Vito. Sempre disponibili in caso di necessità non solo nella loro frazione ma in tutto il territorio di Brendola. Oltre alle varie opere realizzate nella piccola frazione a favore della comunità il gruppo si distingue con la partecipazione all’emergenza terremoto che colpì il Friuli nel 1976. Tra le opere cui ha contribuito da citare il monumento ai caduti nel 1974, gli impianti sportivi di San Vito, una convenzione con l’Amm.ne Comunale per la cura del cimitero, dei sentieri, le fontane. Da ricordare la casa degli alpini, da loro voluta e costruita e dove ora tutta la frazione si ritrova per conferenze, incontri, dibattiti. Uno dei prossimi obbiettivi la ristrutturazione della cappella del cimitero.

GRUPPO AIDO

Nel 1987 si forma a Brendola il Gruppo AIDO Fabio Polo, la volontà di donare malgrado le molte perplessità fece sì che negli anni il gruppo si fece ed è tuttora promotore di una campagna di sensibilizzazione rivolta a tutta la popolazione.

Allora si formò il gruppo con ben 180 iscritti di cui l'80% giovani, destando l'interesse delle autorità comunali, e così il 18 ottobre 1987 ci fu la cerimonia ufficiale a San. Michele con la benedizione del gagliardetto; presenti le autorità comunali, il presidente provinciale dell'AIDO, i donatori AIDO e sangue e cosa più interessante il ricevente di quell'atto di amore fraterno testimonianza visiva e concreta. Dopo di che il gruppo continuò a crescere e da quel 1986 con il primo donatore, il nostro paese conta 7 donatori e nel nostro labaro 7 medaglie appese. Un grazie alla sensibilità dei volontari iscritti all'AIDO non tanto per ragioni folcloristiche ma per una scelta di vita basata sulla consapevolezza d'essere portatori e diffusori di una cultura di amore fraterno e aiuto vicendevole. L’adesione non comporta solamente manifestazione di un atto di volontà da concretizzarsi in caso di morte ma un impegno di sensibilizzazione di collaborazione da esprimere giorno dopo giorno affinché le situazioni possano essere seguite, segnalate e aiutate. La cosa importante è stata che nessuno di cui è stato chiesto di consentire il trapianto di un loro congiunto ha detto di no. E' una conquista unica ma abbiamo ancora bisogno di voi della vostra sensibilità e della vostra scelta di vita. Il nostro slogan è: chi dona gli organi ama la vita. Vogliamo sperare che molti di voi entrino nell'AIDO e ci aiutino a proseguire insieme verso un fine buono e giusto. Scopi e obbiettivi raggiunti lo saranno quando tutta la popolazione si dichiarerà espressamente o tacitamente favorevole ai trapianti "grande conquista della scienza a servizio dell'uomo" ed alla donazione "decisione di grande valore etico" (Giovanni Paolo II).

ASSOCIAZIONI ARTIGIANI DELLA PROVINCIA DI VICENZA

Oltre 20000 imprese artigiane, attive nella provincia, aderiscono all’associazione artigiani – confartigianato, un’organizzazione politico – sindacale apartitica e senza scopo di lucro che, oltre alla rappresentanza delle piccole imprese, svolge, a favore delle stesse, una serie di attività di categoria e di promozione per favorirne il progresso e lo sviluppo. Gli obbiettivi prefissi sono: rappresentare e tutelare gli imprenditori, sostenendo le loro azioni volte a migliorare il contesto economico e sociale in cui le imprese operano. Essere portatori di valori sulla base dei quali concorrere ad orientare e a progettare politiche di sviluppo che favoriscano il lavoro, il benessere e la qualità della vita. Diffondere la cultura d’impresa nel rispetto dei valori dell’artigianato, partecipando attivamente al “governo” del territorio, nell’interesse delle imprese e della società civile.